RESILIENZA





RESILIENZA

Ammetto la mia ignoranza, (Resilienza:  resilienza/re·si·lièn·za/sostantivo femminile Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.) è une parola che, almeno credo, durante la mia vita non avevo mai ne sentito, ne letto. La prima volta che l’ho vista scritta è stato, quando assistendo al Festival di Sanremo, l’anfitrione dello spettacolo presenta la mitica Rita Pavone, mio idolo d’infanzia nei panni di Gian Burrasca, una serie televisiva degli anni 60’.

Il titolo della canzone è : Niente (Resilienza 74) Il brano parla del desiderio di non farsi travolgere dalla società, di un orgoglio ferito ma non distrutto.

Immediatamente mi chiedo cosa significa questa parola e la cerco sui dizionari del web, ma vedo che anche loro non hanno le idee ben chiare, più o meno quello che spiegano è una forte resistenza alle avversità della vita, ma vale anche per un tessuto che maltrattandolo, poco dopo, torna alla forma iniziale, addirittura ho trovato un dizionario (Grande Dizionario Italiano di Gabrielli Aldo) che riporta la parola scritta senza la “i”, cioè Resilenza  e spiega così:  “Proprietà di alcuni materiali di resistere agli urti senza spezzarsi” oppure Resilente: ([re-si-lèn-te] agg. (pl. -ti) TECN Dotato di resilenza: materiale plastico r.

La seconda serata del Festival Canoro, mi riserva un’altra sorpresa, nella canzone di  una giovane cantante, Tecla Insolia, dal titolo 8 Marzo, risento la stessa parola, Resilienza.

Il testo recita così:

In fin dei conti la vita è come un viaggio
Comincia con un pianto dopo l'atterraggio
Facciamo giri immensi ed ogni coincidenza che perdiamo
È un nuovo punto di partenza
In fin dei conti noi siamo di passaggio
Come le rondini, come l'8 marzo
E non basta ricordare di una festa con un fiore
Se qualcuno lo calpesta

E nelle vene gli anticorpi alla paura
I silenzi che ci fanno da armatura
È resilienza, io so la differenza
Tra uno schiaffo e una carezza

Siamo petali di vita
che hanno fatto un giorno la rivoluzione
Respiriamo su un pianeta senza aria
Perché il buio non ha un nome
Hai capito che comunque dal dolore
Si può trarre una lezione
Ci vuole forza e coraggio
Lo sto imparando vivendo
Ogni giorno questa vita

La verità
Siamo candele nella notte
A illuminare mentre la gente chiude porte
Nei maglioni lunghi e a nascondersi nel niente
Dagli sguardi di chi resta indifferente

Abbiamo dato e troppo poco ci è concesso
Certe lacrime non chiedono permesso
E nello specchio, negando l'evidenza
Chiamarlo amore quando è solo dipendenza.

Pochi giorni dopo il famoso Festival, ci scoppia fra le mani il maledetto Virus Covid 19, e Resilienza, diventa il sostantivo più usato da giornalisti, presentatori, dottori, politici e così via.

Certo, ormai anche per me è diventata una delle parole più frequenti del mio vocabolario personale in questo periodo storico, anche se io dopo tutto di cognome mi chiamo: Ferrigno, che oltre a far parte dell’albero genealogico  della mia famiglia da qualche secolo, ha un significato simile a Resilienza cioè:

 [fer-rì-gno] agg. (pl. m. -gni; f. -gna, pl. -gne) 1 Che è simile al ferro, per aspetto, colore, durezza o altre caratteristiche Che contiene ferro  

 2 fig. Resistente,forte,robusto: giovani asciutti e ferrigni D'Annunzio
‖ Duro, ostinato: il tuo ferrigno animo, Boccaccio  3 ant. Di ferro

Beh, dopo tutto sia Resilienza che Ferrigno, dovrebbero essere le parole d’ordine  per tutte le persone del mondo, per affrontare questa nuova era dell’Umanità, non ci rimane altro da fare, perché non sembra che abbiamo una linea di fiducia da seguire, sembra che tutti sanno tutto, a partire da Politici, Economisti, Scienziati, Opinionisti e altro, però, sembra anche che alla fine di tutto non sanno nulla e noi poveri ignoranti, ovviamente parlo per me, non è mia intenzione offendere nessuno, non abbiamo capito cosa sia successo e stia succedendo e continuerà a succedere.

Siamo nel terzo millennio, ogni anno esploriamo lo spazio infinito, vorremmo vedere se Marte è accessibile  all’ umanità, faremo viaggi turistici su navicelle spaziali,  abbiamo scoperto pianeti simili alla terra, possiamo parlare in qualsiasi lingua, senza averla mai studiata, solamente usando uno smartphone, facciamo video conferenze con decine di persone, insomma possiamo fare cose che solo qualche decennio fa, erano fantascienza, però ce la siamo fatti tutti sotto per un microscopico virus. Molti di noi sono stati uccisi dal Maledetto, tutti stiamo piangendo un amico, un famigliare, un medico o un assistente sanitario.

Cosa ne dite, non sarebbe meglio che iniziassimo a prendere le redini di questo Pianeta, e cercare di fargli prendere la direzione giusta, magari facendo qualche passo indietro e cercando di andare in avanti più lentamente.

No, mi dicono tutti che è impossibile, che è un’Utopia delle più grandi.

Beh , allora ragazzi non ci rimane che la

RESILIENZA

Claudio Ferrigno


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